Storia della villa

Villa de Claricini Dornpacher si trova a Bottenicco di Moimacco, piccolo borgo rurale alle porte di Cividale del Friuli.

Fu edificata intorno alla metà del sec. XVII dalla famiglia de Claricini Dornpacher e dal 1971 è sede della fondazione omonima istituita per volere della contessa Giuditta de Claricini, ultima proprietaria della villa, con lo scopo di conservarne il patrimonio avito e promuovere studi e manifestazioni culturali.

La famiglia de Claricini, proprietaria della villa, proveniva da Bologna e si insediò a Cividale verso la metà del XIII secolo. Grazie all’impegno politico e alle unioni matrimoniali con importanti casate friulane, la famiglia acquisì potere e ricchezza fino ad ottenere nel 1368 l’investitura di beni feudali da parte dell’imperatore Carlo IV. Nel 1418 un’altra investitura imperiale accordava ai de Claricini l’onore di aggiungere al loro cognome il predicato di Dornpacher, casa austriaca estinta.

Le attività politiche e culturali furono sempre tenute in grande pregio presso i De Claricini: ricordiamo il letterato Nicolò che nel 1466 trascrisse la Divina Commedia, dotando così il suo casato di uno dei più antichi codici danteschi friulani. Nel XVII secolo vi furono due cavalieri di Malta, entrambi di nome Giacomo. In tempi più vicini a noi, il conte Nicolò (1864 – 1946) fu Presidente della Veneranda Arca del Santo di Padova ed ebbe grande interesse per gli studi danteschi e l’arte di Giotto. Sua figlia Giuditta (1891 – 1968), ultima proprietaria della villa di Bottenicco, fu collezionista e studiosa di arti tessili. La Fondazione de Claricini è stata istituita per sua volontà testamentaria.

La realizzazione della villa, grazie ad una serie di testimonianze scritte, si fa risalire al 1670. La forma architettonica allungata richiama la casa padronale friulana; sopra il tetto, un sopralzo centrale con frontone e grandi comignoli veneziani conferiscono imponenza alla costruzione. All’interno i due piani presentano un vasto salone centrale con con due fughe di stanze allineate lateralmente.

Dal cortile d’onore si accede alla chiesetta di S. Croce, costruita intorno al 1700 e accuratamente restaurata nel 2004. L’interno ha un unico vano rettangolare, sulle pareti quadri con santi attribuiti a Giacomo Carneo. L’abside, ornata da dipinti di Lucilio Candido (sec. XVIII), ospita un altare di notevole bellezza per il fine lavoro in marmi policromi, per il crocifisso e le statue raffiguranti S. Eurosia e S. Francesco.

Tra il 1908 e il 1909 il conte Nicolò de Claricini fece restaurare la villa e fu costruito il giardino all’italiana sulla base di elementi tradizionali sei – settecenteschi attinti da esperienze del territorio circostante.
Nell’area del giardino decorata all’italiana il pavimento di pietra, i vasi di limoni e le siepi di bosso, incorniciano la verde simmetria arricchita da putti musici attorno alle fontane. Su un lato del giardino la serra costruita a fine ottocento accoglie i limoni centenari durante il periodo invernale.

Una balaustra e statue raffiguranti le quattro stagioni segnano il passaggio al parco dove convivono un bel prato ed essenze secolari ad alto fusto tra cui faggi e larici. Alcune di queste piante, tra cui spicca il faggio degli sposi, hanno fatto arrivare i loro rami a terra ed emettendo radici hanno creato nuovi individui. Verso sud, in asse con la villa e oltre il muro che delimita il parco si apre un viale di cipressi che porta alla strada.

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